Open House Roma 2014, per conoscere il patrimonio della città
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- Scritto da Dario D'Orta
Decine e decine di siti di particolare interesse architettonico che potranno essere visitati, gratuitamente, da migliaia di persone nella Capitale. E’ il terzo anno che succede, grazie all’attivazione dei componenti del’associazione Open City Roma. E quindi anche quest’anno ci sarà l’Open House Roma (OHR), nel week end del 10 e 11 maggio 2014. E’ una iniziativa promossa da giovani architetti, studiosi, appassionati che desiderano partecipare e invitare alla partecipazione, con il fine di generare cultura, attraverso la scoperta e la conoscenza di una città da punti di vista, spesso ignoti e diversi, che in un week end di maggio saranno resi fruibili per apprezzarne la valenza architettonica ed artistica. Per conoscere più da vicino questa grande mobilitazione, ho intervistato Alessia Vitali – architetto, managing director di OHR - che ringrazio per la disponibilità.
Qual è l’idea fondante di OHR e com’è nata?
L’idea di Open House nasce nel 1992 a Londra. Victoria Thornton, presidente e fondatrice di Open House Worldwide, pensò ad un evento che avvicinasse i cittadini all’architettura della propria città, con particolare attenzione alle opere contemporanee. A Roma nasce, invece, tre anni fa dall’interesse suscitato dall’evento londinese in 2 giovani architetti, Davide Paterna e Leonardo Mayol.
E quali gli obiettivi?
Il concept alla base della manifestazione è quello di coinvolgere il maggior numero di partecipanti, concentrando l’interesse sull’enorme patrimonio architettonico e artistico di una città. Open House crea la possibilità di visitare luoghi altrimenti sconosciuti o accessibili solo a pagamento. La totale gratuità dell’evento vuole infatti divenire al contempo megafono e attrattore di un pubblico variegato e non di soli addetti ai lavori. L’evento apre le porte della città a cittadini e turisti, rendendo più comprensibili il senso e i risvolti della pratica architettonica e offrendo molti spunti al cosiddetto turismo di seconda linea. Gli obiettivi di Open House sono però stratificabili e sovrapposti come la città di Roma: la partecipazione dal basso, l’attenzione al patrimonio nascosto quanto il doveroso rispetto delle opere più consolidate, l’erosione del muro tra pubblico e privato, lo scambio diretto tra istituzioni e cittadini, la comprensione della professionalità come dell’humus artistico di cui si compone una città.
Le precedenti edizioni (2012 e 2013) quali spunti hanno offerto per OHR 2014?
Questa terza edizione di Open House Roma nasce dalla spinta partecipativa delle edizioni precedenti. Nelle nostre comunicazioni non ci stanchiamo mai di ripetere: “Grazie a voi”. A quanti ci hanno aperto le loro case, a quanti hanno condiviso spazi e saperi, a quanti hanno assistito all’apertura degli edifici, a quanti, avendo creduto al progetto, hanno dato le decisive autorizzazioni e a quanti hanno visitato, guardato e vissuto Roma in modo nuovo per due giorni. Open House Roma 2014 si spingerà quindi alla ricerca di sempre maggiori occasioni per generare o ricreare socialità perdute, attraverso l’apertura di luoghi dall’alto valore sociale e urbano (il Senato della Repubblica, il Corviale, centri di accoglienza come Civico Zero, fondazioni di ricerca come GIMEMA onlus, ecc.) e attraverso l’organizzazione e promozioni di numerosi eventi speciali come workshop per bambini, tour ciclabili, installazioni e performance on site.
Quali ricadute vi aspettate concretamente a seguito di OHR 2014?
Ci aspettiamo una partecipazione ancora più numerosa, sperando di raggiungere i 50.000 visitatori. Inoltre stiamo lavorando per consolidare il legame con le istituzioni e con fondazioni e associazioni culturali, al fine di promuovere, anche durante l’anno, sempre più eventi che raccontino in modo diverso, partecipato, il patrimonio della città di Roma, ricco non solo di opere artistiche e architettoniche, ma anche di lavoro e creatività.
Chi sono i componenti di Open City Roma, l’associazione promotrice?
Il dato comune è la giovane età, il più maturo di noi ha 39 anni e l’età media è 34. Nella nostra associazione, più che di quote rosa, avremmo bisogno di quote blu! Molti di noi sono architetti e dottori di ricerca, altri sono esperti in comunicazione e in strategie informatiche. Quello che credo però ci contraddistingue davvero è, ancora una volta e mi perdonerete per la ripetizione, la partecipazione associativa soprattutto riguardo alla decisioni da prendere sui molti progetti che portiamo avanti. Non esiste una gerarchia organizzativa, ma una divisione delle responsabilità sempre pronta alla rispettosa “ingerenza” delle altri voci del gruppo.
Siete parte dell’Open House Worldwide, che si sviluppa in 4 continenti e 20 città. Che significato ha il far parte di una iniziativa di respiro mondiale?
Ormai le città sono divenute quasi 25 e il network di Open House si allarga sempre di più. Il concept dell’evento è declinato in ogni città da associazioni e organizzazioni differenti; questo attraverso i report annuali dà modo di approfondire nuove realtà sociali e organizzative. La rete internazionale ci fa sentire parte di un grande progetto di livello globale: ogni città, ogni evento è la piattaforma sulla quale innescare nuovi modelli di uso, apprezzamento e conoscenza del territorio urbano e del suo patrimonio architettonico-artistico.
State sostenendo economicamente la vostra iniziativa con il crowdfunding: necessità o voglia di partecipazione?
Direi entrambe. Sicuramente dopo tre anni di attività in cui non siamo riusciti neanche a coprire le spese del nostro team, c’è sicuramente la necessità di avere più fondi per realizzare un evento - sia dal punto di vista delle risorse tecniche che umane - che è in costante crescita. Ricordiamo infatti che ci occupiamo di aprire più di 150 siti e di dare accesso gratuitamente a quelle che speriamo diventino 50.000 persone, attraverso complesse strategie organizzative sito per sito (sistema di prenotazione online, coordinamento 350 volontari, produzione guida cartacea in 50.000 copie con tutte le informazioni per l’accesso ai siti, relazioni con i gestori proprietari dei siti, ecc.). Ma oltre questo, c’è anche il desiderio di far sentire ancora più parte del progetto le persone, già dalla fase realizzativa: partecipare quindi con noi alla creazione e costruzione di questo ambizioso progetto, convinti che il suo valore sociale debba diventare un patrimonio duraturo. Ne approfitto per segnalarvi la nostra campagna e per invitarvi a partecipare: http://www.indiegogo.com/projects/open-house-roma-2014/x/6543377
Che ruolo hanno i volontari in OHR?
I volontari OHR sono una preziosissima componente del progetto. Grazie a loro, al loro interesse e disponibilità, abbiamo infatti la possibilità di aprire così tanti siti, soprattutto laddove i proprietari e gestori non abbiano la possibilità effettiva di gestire il grande flusso di visitatori. Oltre al compito di assistenza agli ingressi, i volontari possono ricoprire l’importante e imprescindibile (soprattutto per la nostra edizione/visione romana) ruolo di guide per gli edifici aperti. Giovani studenti, professionisti di altri settori, architetti divengono contemporanei cantori di luoghi noti o nascosti, di luoghi privati e di luoghi sconosciuti. Ancora un volta quindi ne approfitto per ringraziare tutti i più di 350 volontari OHR, le università e le associazioni che ci sostengono, e invito tutti agli interessati ad aiutarci in questo progetto a partecipare come volontari OHR 2014, iscrivendosi sul nostro website, alla pagina: http://www.openhouseroma.org/volontari/
Ci sono tanti modi per partecipare a OHR 2014. Da visitatori, da volontari, da sostenitori tramite il crowdfunding, da partner. Dal 2012 ad oggi, avete riscontrato un incremento della partecipazione ai vari livelli? E come potrebbe aumentare ancora?
Assolutamente si, nelle due edizioni precedenti il numero dei partecipanti è cresciuto di più del 40%, e ci aspettiamo lo stesso, se non di più, anche per la nuova edizione 2014. Inoltre sono anche aumentate le importanti collaborazioni con molte associazioni e fondazioni dalle più diverse missioni culturali e sociali. Auspichiamo in tal senso, un sempre maggiore coinvolgimento, potenziato anche da una crescente attenzione al nostro progetto da parte di tutte le istituzioni, sia locali che nazionali.
In che termini la Pubblica Amministrazione collabora con l’iniziativa?![]()
Già nella scorsa edizione con il Dipartimento Turismo di Roma Capitale, ma soprattutto quest’anno, in vista della terza edizione, le relazioni e il supporto della Pubblica Amministrazione si è andato molto integrando. Roma Capitale ci sosterrà infatti soprattutto sul piano della più capillare comunicazione e del supporto tecnico-logistico. Confidiamo inoltre nella partecipazione attiva anche della Regione Lazio, che lo scorso anno ci ha patrocinato, insieme al Senato della Repubblica, avendo molto apprezzato questa iniziativa che parte dai giovani.
Di questi tempi sorge spontanea una domanda a seguito dell’Oscar al film di Sorrentino. Al di là dei contenuti espressi, “La grande bellezza” potrà avere un traino positivo sulla valorizzazione di Roma in particolare e dell’Italia in generale?
Promuovo, prima come dottore di ricerca in architettura e poi come managing director di Open House, l’assoluta importanza di dare al patrimonio di Roma la maggiore visibilità e ri-contestualizzazione possibile. Roma non dovrebbe solo essere un catalogo di scenografie, ma uno spazio dei flussi come lo pensa Manuel Castells, o un concetto di spazio che si oppone al concetto di luogo, come pensati da Michel de Certeau. Uno spazio quindi abitato, vissuto con azioni e derive situazioniste e funzionali. Un patrimonio storico artistico che accoglie, che diventa permeabile e non pura immagine o quinta scenica.
Come immaginate l’architettura, ed in particolare chi la pratica, in rapporto con altre discipline? Quanto e come si può collaborare per il “bene comune”?
L’architettura, se pensiamo anche solo all’insegnamento accademico, è lo spazio disciplinare in cui convergono molteplici dottrine e saperi. L’architettura si occupa della teoria filosofica, come del materiale da costruzione, si racconta attraverso opere letterarie come attraverso formule fisico-matematiche. L’architettura è soprattutto la casa, nel concetto più estensivo di spazio dell’accoglienza. L’architettura è quindi il luogo, o per meglio dire lo spazio, del “bene proprio” che in Open House diviene anche “bene comune”, attraverso l’apprezzamento dello spazio privato, confinato o protetto. La disponibilità dei singoli, la partecipazione dei molti sono le due facce della medaglia per l’istituzione e l’apprezzamento di un “bene comune”.
Un esempio positivo ed uno negativo sulla città di Roma, su come è cambiata negli ultimi anni.
I molti spazi dedicati al lavoro artigianale e professionale, in nuove modalità contemporanee di organizzazione e aggregazione, che in maniera spontanea o programmatica stanno nascendo in quartieri, un tempo destinati ad attività produttive, come Pietralata, Garbatella, Casal Bertone, sono sicuramente un esempio positivo di una Roma attiva e collaborativa.
Quello che non fa bene a Roma è invece la “sospensione”, sospensione dei cantieri, dei programmi di trasformazione, dei progetti lasciati a metà che tengono la nostra città in sospeso. Penso al cantiere per la Città dello Sport di Santiago Calatrava o alle torri dell’ex Ministero delle Finanze dell’Eur, progettate da Cesare Ligini negli anni ’60 e riportate a scheletro per il nuovo intervento di Renzo Piano, che non è mai stato realizzato. Dal piccolo al grande, dall’edificio prestigioso alla riqualificazione di una semplice strada, amministrazioni, cittadini, ed imprese devono strutturare quel tessuto attivo e vivace in grado di traghettare Roma in un tempo futuro.
Tra le visite possibili di OHR 2014, c’è qualche anticipazione da poter fare rispetto a luoghi particolarmente curiosi o interessanti?
Molte le novità dell’edizione di quest’anno, circa 200 edifici saranno aperti gratuitamente alle visite guidate. Potremo scoprire la Roma celata nel sottosuolo con le visite alle Insule romane di San Paolo alla Regola, portate alla luce dopo gli interventi della Sovrintendenza Capitolina, o scendere nella “pancia” dell’Isola Tiberina nello spazio dell’Isola Gallery che si trova sotto il livello delle banchine del Tevere. Scopriremo l’eccellenza del nostro interior design entrando in oltre 20 residenze private, in cui i progettisti stessi accoglieranno i visitatori e racconteranno il loro lavoro. Il programma sarà strutturato in modo che ognuno potrà definire un proprio personalissimo itinerario per esplorare la nostra città.
Chiuderei con un pensiero da dedicare agli studenti di architettura o a chi ha comunque intenzioni di iscriversi. Riflessioni sul futuro, consigli, suggerimenti…
Agli studenti di architettura mi permetto di consigliare loro di guardare l’Architettura, non solo come ad una facoltà per avere accesso ad una professione, ma concepirla come uno spazio temporale e disciplinare sul quale formare i propri interessi e sul quale credere e investire quasi spinti da un impeto rivoluzionario e avanguardistico, sempre basato sul “noi”. Open House Roma nel suo piccolo, o nel suo grande, a seconda che si voglia vederlo dalla ristretta squadra di giovani che lo realizzano, o al contrario dal grande numero di 35.000 persone che lo vivono, è un esempio proprio di questo spirito che va oltre la professione o l’accademia, nell’intento e decisione di comunicare l’architettura e i suoi spazi a quante più persone possibili, soprattutto lontane dalla disciplina, dalle sue pratiche e teorie. Concludo, invitando di nuovo a sostenerci, come indicato sopra: per Open House Roma anche il più piccolo aiuto è davvero molto importante e significativo. Grazie a voi per aver letto e a Dario di Scoprilmondo.it per avermi intervistato.
Emergono tante interessanti parole chiave: giovani, patrimonio, partecipazione, Roma, cultura, architettura, arte, socializzazione. Il 10 e 11 maggio migliaia di occhi saranno puntati sulla Capitale e quelle parole potranno cominciare a tradursi in concretezza, in un’ottica di condivisione.


