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“7 ways of seeing”: artisti in mostra a Venezia

“7 ways of seeing”: artisti in mostra a Venezia

“L’Elemento decisivo per la fotografia resta sempre il rapporto del fotografo con la sua...

Fermo

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La Provincia di Fermo è compresa lungo il litorale adriatico dai fiumi Chienti a nord ed Aso a...

Love and Life: la storia e la poetica di Marc Chagall

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Oltre 150 opere - dipinti, disegni e stampe provenienti dall’Israel Museum di Gerusalemme -...

Lecco

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“Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno tra due catene non interrotte di monti, tutto...

Rhome - Sguardi e memorie migranti

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Trentaquattro migranti. Dodici fotografi. Sessantotto foto. Una città. Storie diverse di donne e...

Il racconto dell’arte a Roma negli anni ‘70

Il racconto dell’arte a Roma negli anni ‘70

Quasi 200 opere, di 100 autori italiani e internazionali, per raccontare l'arte di un decennio e...

Perché si dice mangiare la foglia?

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In origine l'espressione era "aver mangiato la foglia" con il significato di "capire al volo";...

Perché il Mar Morto si chiama in questo modo?

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Il Mar Morto è stato scenario di una parte importante della prima storia dell’umanità: vicino a...

Ison, la cometa vicinissima al Sole

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Il 28 novembre 2013 Ison, la cometa dell’anno, raggiungerà il punto di maggior vicinanza al Sole...

“Da Giotto a Gentile”: la rivoluzione espressiva delle Marche e di Fabriano

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Da Giotto a Gentile è un percorso articolato, dalla Pinacoteca “Molajoli” di Fabriano, permette...

TolfArte 2012

TolfArte 2012

(Tolfa, 3-4-5 Agosto 2012) TolfArte, arrivato quest’anno alla sua ottava edizione, è un festival...

Gita ar Faro Turbinaro...(poesia di David Barsotti)

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Tu prova a immagginalle ste perzoneChe penzeno e che scriveno dar nullaPosati come bimbi ne la...

Andare a lavoro in bici aumenta il relax

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Rodin. Il marmo, la vita

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Dopo essere stata presentata con grande successo a Palazzo Reale a Milano sarà allestita a Roma,...

Grosseto

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La capitale della Maremma: storia, mare e terra di agricoltoriNel reticolo della città moderna si...

Parma

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Il suo centro, ricco di capolavori artistici, spaziose aree verdi, piccoli e grandi tesori di...

Colazione con

Colazione con "Moka Lisa"

3.604 tazzine di caffè e latte, 3 ore di lavoro, la manodopera di 8 persone creative e una grande...

La sera e i notturni dagli Egizi al Novecento

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Un nuovo ed ampio progetto espositivo, firmato da Marco Goldin per la città di Vicenza, che si...

Piacenza

Piacenza

Nella tranquilla città di provincia, alla quieta dimensione umana del vivere e ai piaceri della...

Pistoia

Pistoia

Ai piedi dell'Appennino un mix di storia, natura e gastronomiaCittà di origine romana, Pistoia è...

Il Festival di Fotografia Europea si interroga sulla visione

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Nel 2006 il Comune di Reggio Emilia dà inizio alla manifestazione internazionale Fotografia...

Perché Ayers Rock cambia colore?

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Nel deserto australiano sorge il monolito più grande del mondo. I nativi aborigeni lo chiamano...

Il dialogo tra linguaggio performativo e design: TestaccioLab propone “Invasion”

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Torino

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Torino è una città in profonda trasformazione: viene riscoperta come meta di un turismo al tempo...

Craig Alan: l'artista “illusionista”

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A prima vista, le opere di Craig Alan sembrano delle fotografie. In realtà si tratta di dipinti...

350.000 fiori a Genzano per l’Infiorata

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A Genzano ogni anno, da oltre due secoli, si tiene nel mese di giugno l'Infiorata, immenso...

Perché e come si verifica un miraggio?

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Il miraggio è un'illusione ottica naturale (fenomeno ottico). Esso si verifica quando i raggi del...

Barcellona

Barcellona

Seconda città di Spagna ma primo centro della Catalogna, Barcellona è una metropoli affacciata...

Perchè si dice che rompere uno specchio porti sfortuna?

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C’è grande attesa per l’arrivo in Valle d’Aosta della 14° tappa del Giro d’Italia...

Storie del Sud in 120 fotografie

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In occasione dei 10 anni di attività, il Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo...

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A trent’anni dalla scomparsa, Napoli rende omaggio ad Eduardo De Filippo con una mostra che...

Udine

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Un cartellone ricco di titoli classici e popolari, dal Lago dei Cigni a La Bohème. La nuova...

Il paesaggio italiano: 134 fotografie in mostra

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Al Museo di Roma In Trastevere è in mostra “II paesaggio italiano. Fotografie 1950 – 2010”, da...

Imperia

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La visita di Porto Maurizio parte dal quartiere medievale, il Parasio. Il nucleo più antico della...

Treviso

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Treviso è una città da visitare in ogni stagione, con il passo lento di chi vuole assaporarne...

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“Cosa potremmo sapere, cosa potremmo immaginare, cosa potremmo ricordare dell’invasione sovietica...

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Reggio, o città del Tricolore in quanto qui, nel 1797, fu adottato il vessillo che divenne poi...

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La livrea variegata e multicolore di alcuni insetti è un’arma passiva e psicologica contro i...

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La Provincia di Macerata si estende tra i fiumi Potenza a nord e Tenna a sud, e ad occidente...

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Quella che vi sto per raccontare sembra una storia già sentita. Vi ricordate di quel falegname...

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“Queste foto, che hanno plasmato il nostro immaginario collettivo, mi hanno spinto ad andare a...

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Ci sono numerose motivazioni, più o meno fantasiose, sul perché alcuni paesi hanno la guida a...

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Terra dei vulcani, questo è Messina. Artisti della natura dalla cui genialità e fantasia è nata...

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Dopo il grande successo di pubblico ottenuto a Milano, Andy Warhol giunge finalmente a Roma. Le...

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Catanzaro (98.671 abitanti, censimento provvisorio 2006) è la Città Capoluogo della Regione...

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Il genio di Matisse ha cambiato il corso dell’arte del Novecento, imprimendo la sua visione nuova...

Infiorata a Genzano. Da 234 anni

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Esporre a Firenze Jackson Pollock, e confrontarlo con Michelangelo, è la sfida che Sergio...

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(Cisterna di Latina, 29 Giugno -1 Luglio) Arriva alla sua seconda edizione il Festival delle Arti...

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Il racconto dell’ "occhio del secolo”, Henri Cartier-Bresson

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Clima e meteorologia al tempo delle alluvioni

 Sono passati solo pochi giorni dalla tragica alluvione in Sardegna. Per l’ennesima volta in Italia piangiamo molti morti e assistiamo ad una tragedia che alcuni hanno definito prevedibile, evitabile e quant’altro. 
Abbiamo quindi pensato di intervistare un grande esperto, il professor Franco Prodi, già direttore dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima – Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISAC-CNR) e attualmente ricercatore associato dello stesso Istituto, la cui vita professionale è stata interamente dedicata allo studio e alla progettazione in campo meteorologico e climatico.

Lo ringraziamo molto per la disponibilità offertaci. La sua chiarezza e il suo rigore ci permettono di fare un excursus approfondito, partendo dal clima, passando per la meteorologia, affrontando senza riserve i nodi critici relativi alla comunicazione tra i servizi rivolti ai cittadini, dalla prevenzione all’intervento.
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Il clima sta cambiando, in particolare in Italia, e se sì, come?

Il clima cambia per definizione, per cause naturali (astronomiche, astrofisiche, geofisiche) e per cause antropiche (le attività umane). Cambiano i parametri astronomici, l’orbita della Terra intorno al Sole, l’inclinazione dell’asse di rotazione terrestre sul piano dell’eclittica, l’effetto combinato dei pianeti. Cambia per ragioni astronomiche: siamo infatti illuminati da una stella, il Sole, che non è costante nella sua azione, ma ha un suo ciclo di undici anni. Cambia per ragioni geofisiche: le eruzioni vulcaniche, il flusso di calore dall’interno della terra, gli scambi oceano-atmosfera e soprattutto per il diverso comportamento dell’atmosfera, che regola il flusso della radiazione solare, in arrivo nel  visibile, e in uscita nell’infrarosso. Le particelle sospese in atmosfera, e soprattutto, le nubi giocano un ruolo importante nel bilancio di radiazione e quindi anche nel cambiamento.

Qui si innesta la componente antropica del cambiamento, da quando è iniziata l’era industriale. 
Quello che stiamo vivendo adesso è un riscaldamento documentato, su scala planetaria, della temperatura dell’aria a due metri dal suolo. Si tratta di sette decimi di grado per secolo, che vuol dire  (equazione di Clapeyron) un maggior quantitativo di vapore coinvolto nel ciclo dell’acqua, e quindi una intensità maggiore dei fenomeni. Nel caso nostro, del ciclone extratropicale che ha fatto danni, non è cambiata sostanzialmente la natura dei fenomeni convettivi, non è dimostrato che sia significativamente aumentata l’intensità. L’affermazione che adesso il tempo è cambiato e quindi ci sono fenomeni estremi con maggiore frequenza è un’affermazione perlomeno non documentata.

Dobbiamo in conclusione stare attenti all’evoluzione del clima, un’evoluzione che però c’è sempre stata. Abbiamo avuto il periodo caldo medievale, poi un leggero aumento dall’800 ad oggi, ma non si può affermare che il cambiamento climatico sia una cosa nuova, inaspettata e sconvolgente. Fenomeni di un certo tipo ci sono stati nella stessa Sardegna sia recentemente che nel passato. Questo è studiato dalla climatologia storica, e ci sono specialisti che lo possono dimostrare. Pertanto basta parlare di bombe d’acqua, di evento millenario, sono tutte espressioni non dimostrabili.

Il ciclone extratropicale che abbiamo visto all’opera ha le sue caratteristiche, una bassa pressione profonda, i fronti associati, fenomeni convettivi che si sono avuti anche in Puglia ed in altre parti del Paese. Il ciclone extratropicale è un soggetto geofisico ben preciso, quindi sottolineo la necessità prima ancora culturale di un Paese, che rispetti la scienza prodotta dal Paese, in armonia con la scienza internazionale, che è in grado di chiamare gli agenti geofisici con il loro nome.
E soprattutto sono fenomeni che si osservano con il radar meteorologico: io non ho visto una sola immagine di radar meteorologico dell’evento sardo.
I servizi (come la Protezione Civile) avrebbero dovuto mostrare delle immagini radarmeteorologiche. Per fare un esempio, se lei ha un’artrosi, la prima cosa che le dice l’ortopedico è di fare i raggi X. Il radar meteorologico fa i raggi X degli eventi precipitativi, delle nubi. Ed è uno strumento che tutti devono avere. In un Paese moderno ci deve essere. Se questa immagine non c’era, perché non c’era?



E’ un problema a quale livello?

C’è una grossa inefficienza, che ha una sua giustificazione. Glielo posso dire, io ho 72 anni, ho cominciato da fisico, laureato Prof. Franco Prodi - Già direttore dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima – Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISAC-CNR) e attualmente ricercatore associato dello stesso Istituto.a 22 anni, sono entrato nella meteorologia nel ’65, e mi sono sempre occupato di questi fenomeni e quindi le posso raccontare le vicissitudini del Paese a questo riguardo. C’è una chiara decisione di tenere la scienza ufficiale, o perlomeno quella non compiacente con le direttive politiche, fuori dalle decisioni importanti. Io certo devo ringraziare l’Aeronautica, perché il mio passaggio dalla fisica dello stato solido alla meteorologia è stata propiziata dal mio servizio militare in aeronautica. La meteorologia  mi ha entusiasmato, ho fatto il mio servizio da sottotenente, ma poi sono rimasto come ricercatore CNR. Allora eravamo in quattro o cinque in Italia ad occuparcene. Per cui la mia vita l’ho passata sempre al servizio del Paese, sempre nello studio di questi fenomeni. E allora ci sono delle cose che un Paese moderno non può tollerare, delle menzogne che non si possono più tollerare. Allora poi si può e si deve ragionare del perché non si è mai arrivati al servizio meteorologico nazionale civile. Io sono grato all’Aeronautica di allora, ma, dopo, il servizio meteorologico dell’Aeronautica si è sempre interposto, dicendo che le competenze erano sue, i dati non li dava mai ai ricercatori CNR.

Adesso chi gestisce la meteorologia in Italia?

Si è creata questa situazione paradossale. Ufficialmente il servizio meteorologico dell’Aeronautica ci rappresenta all’Organizzazione Meteorologica mondiale. Nel frattempo con la Legge Bassanini si è deciso di dare in pasto alle Regioni la meteorologia, una decisione infausta e assurda. Quindi ci sono Regioni che non ce l’hanno fatta a fare il proprio servizio meteorologico regionale. Sono  12 o 13 che ce l’hanno. Quindi c’è una proliferazione di servizi meteorologici regionali, tramite le ARPA (Agenzie Regionali Per l’Ambiente), con molte che ne sono sprovviste. Mentre l’Inghilterra ha fatto l’opposto, ha tagliato tutti i regionali, ha fatto solo un Met Office centrale. Per la meteorologia il regionalismo è la cosa più stupida che si possa fare. Se un sistema precipitativo, un temporale, passa dal Piemonte alla Lombardia, non è che deve cambiare gestione: è un oggetto unico!

Ci sono aspetti che addirittura potrebbero essere gestiti anche su scala europea, proprio all’opposto della scala regionale. Io ho diretto dal ’96 al ’99 un progetto europeo, sulla meteorologia, sul nowcasting, la meteorologia per le alluvioni (MEFFE, Meteorological Forecasting for Flood Events), e alla fine ho concluso suggerendo di creare un sistema europeo avanzatissimo che sappia usare gli strumenti del nowcasting, cioè radar e satelliti, centralizzato, per affrontare le inondazioni, dato che le nostre (Genova, Valtellina) possono essere le stesse della Provenza o della Catalogna. Se ci fosse un centro che unisse l’osservazione da radar e satellite per fare le previsioni che si chiamano di Nowcasting, a breve, che ogni venti minuti aggiorna i dati, elaborandoli continuamente dopo averli ricevuti da radar e satellite.


E in Italia esiste questo sistema?

Io ho diretto il “PROSA”, progetto che forniva questo sistema. Ora il sistema è al quarto piano del mio Istituto, fermo da due anni, perché nessuno si decide a prenderselo in carico. Realizzato on i soldi dei cittadini, attraverso l’ASI (Agenzia Spaziale Italiana), dato che era pensato per l’ottimizzazione dell’osservazione della Terra. PROSA significa “PRevisione delle alluvioni con Osservazioni SAtellitari”. Nella mia storia personale e professionale ci sono altri progetti fra i due menzionati, ad esempio in Puglia. Il problema generale è di cosa fa la scienza, quali sono i rapporti tra la scienza ufficiale e le decisioni politiche. PROSA ha avuto la struttura di un progetto industriale, con l’ASI, la Carlo Gavazzi Space, con tutto l’apporto scientifico dell’ISAC-CNR e le unità prestigiose universitarie. Abbiamo prodotto il miglior sistema di nowcasting possibile con i soli i dati satellitari. Io ho sempre sostenuto che era necessario partire dai dati radar, ma non sono stato ascoltato. Quello è stato il compito che mi è stato dato e io l’ho svolto al meglio. Ma anche questo sistema non è stato utilizzato dall’utente finale che è la Protezione Civile Nazionale per il quale era stato concepito.

Ma quindi in Sardegna come ha funzionato il sistema di rilevazione e allarme?

Bisogna premettere che un sistema avanzato di allerta alluvioni si compone di quattro segmenti principali: la previsione meteorologica numerica, il Nowcasting, il raccordo con archivi e modelli idrologici e dati di bacino, ed infine le decisioni dell’ente deputato all’allerta.

La Protezione Civile Nazionale ha agito sulla base della prima parte della gestione del rischio di alluvioni, che è la modellistica numerica. Ci sono 5 equazioni differenziali, tre della dinamica una della conservazione della massa ed una della termodinamica. Esse vengono risolte dai grandi calcolatori e producono quelle previsioni che sono un risultato importantissimo, dagli ultimi 50/60 anni. Tra le successive 24 ore fino agli 11 giorni danno delle previsioni che tutta la gente segue, con validità decrescente, perché dopo gli 11 giorni si può dire assai poco. Ma fino alle 24 ore si può dire che c’è una situazione generalizzato preallarme. E questo è evidente, quando si ha un ciclone, si ha una bassa pressione molto forte, il centro della depressione è un segnale di quello che sarà il sistema precipitante che sarà associato a questa depressione. E quello lo si può vedere anche 3-4 giorni prima. Sulla base di questo, la Protezione Civile ha dato degli allarmi che non possono che essere generici. Ad esempio nell’alluvione del Piemonte i modelli numerici davano precipitazioni intense nella provincia di Novara e sono arrivate invece su Alessandria.


Cos’è il Nowcasting?

La Protezione Civile ha dato l’allarme sulla base della prima fase della gestione del rischio, sui risultati dei modelli numerici. Ma all’avvicinarsi della situazione dovrebbe scattare la previsione di Nowcasting tra le 0 e le 6 ore, basata sulla osservazione dei radar meteorologici e dei sensori satellitari, una previsione quindi spazialmente ben risolta con mappe di precipitazione prevista assai accurate. E’ molto più attendibile quella prodotta dai radar meteorologici, perché i sensori satellitari hanno delle limitazioni intrinseche, ma anche questi aiutano. I sensori spaziali possono essere ospitati da un satellite geostazionario, che guarda sempre la nostra faccia della Terra, ed ogni 15 minuti ci dà la situazione, ma la guarda da 42.000 chilometri dal centro della Terra e quindi con una definizione ridotta e senza le microonde passive. Invece i satelliti polari ripassano sullo stesso punto ogni 11-12 ore, e quindi vedono i temporali mentre stanno ruotando, sincroni rispetto al Sole, e la Terra gli gira sotto; quindi non sono adatti a seguire con continuità un fenomeno meteorologico. I sensori a  microonde sono migliori perché danno il segnale che viene dall’interno della nube quindi più utili per una stima dell’intensità di precipitazione. Le microonde ci danno l’emissività, cioè il calore che viene dall’interno della nube, quindi ci dicono qualcosa di più del sensore che opera nel visibile o nell’infrarosso.

Invece il radar meteorologico da terra è un sensore attivo, ci dà un segnale di ritorno del tipo di quello dato da un aereo nel radar di controllo aereo degli aeroporti. Quello che noi chiamiamo “ostacolo” non è in questo caso un aereo, ma una nube, e quindi abbiamo un segnale di ritorno dalla precipitazione in quel punto della nube. Quindi se si sta seguendo un sistema precipitante, si sa che si tradurrà a terra in una pioggia in qualche minuto successivo. Questa stima dell’intensità di precipitazione minuto per minuto viene inserita con i modelli idrologici e tradotta in stima del livello del torrente o del fiume nelle loro sezioni. Queste previsioni di livello consentono gli allarmi che si devono avvalere anche di studi precedentemente condotti sulle aree inondabili sulle quali concentrare le attenzioni e gli allarmi.

In conclusione il Nowcasting partendo prioritariamente dai dati radar, e poi dai dati satellitari, ogni 20 minuti produce una stima areale dell’intensità di precipitazione che inserita nei modelli idrologici del bacino in questione consente di generare un allarme con elevata confidenza. Non siamo più in termini di ore, siamo alle mezz’ore, però tempi sufficienti per salvare vite umane, per mettere al riparo dei beni, quando il sistema gira a dovere.


Cosa servirebbe per attivare questo sistema in tutta Italia?

Per definizione un tale sistema di gestione del rischio è per tutta l’Italia, ma devono dire nel caso di PROSA chi se ne prende carico, se la Protezione Civile, o l’ASI o chi altro. Il progetto è finito da due anni, ma non è chiuso. Io ero il coordinatore scientifico, non so cosa possa essere successo in questi due anni. Questo sistema non è utilizzato, è stato completato e collaudato, ma non è operativo. Però facciamo attenzione: la copertura nazionale con i radar meteorologici è ancora a monte del sistema, di per sé l’installazione e l’operatività di questi radar sarebbe anche da sola, senza satellite, molto importante. La mia domanda è: perché non c’erano radar meteorologici in Sardegna? E se c’erano, perché erano spenti? Altra cosa: so per certo che i francesi ce l’hanno un radar  in Corsica, ed immagino  che quanto avvenuto fosse sotto l’osservazione del radar francese.

C’è un progetto europeo attuale, si chiama HAREN (www.haren-project.eu) che ha fatto una “mosaicatura” europea dei radar. Se andate sul sito vedete un buco evidente e clamoroso: l’Italia non c’è, l’Italia non dà i dati radar a questo progetto. Torniamo al discorso della proliferazione dei sistemi regionali, e quindi c’è una diversa proprietà dei radar, alcuni sono delle Regioni, alcuni dell’Aeronautica, alcuni della Protezione Civile.


Che dire del rapporto tra la scienza e i decisori?

Devo dire con chiarezza che anche la parte scientifica ha delle colpe e che si registrano “scorribande” accademiche indecorose. La meteorologia fisica è di competenza della fisica dell’atmosfera, che fa parte della geofisica della terra fluida. C’è stata dagli anno novanta una “scorribanda” dell’ingegneria idraulica, che ha alterato questa situazione, occupando impropriamente il nostro settore, che è sempre stato molto debole accademicamente. Lo posso dire, anche questo, con cognizione di causa, avendo io coordinato il settore universitario FIS 06 che si occupa della geofisica dell’atmosfera: pochissimi professori, ostacolati in tutti i modi, mai consultati. Pensi che non sono mai stato chiamato nella Commissione Grandi Rischi. Ho diretto il maggior Istituto italiano, son sempre arrivato al livello importante della parte scientifica, ma le decisioni politiche sono state sempre prese bypassando questa parte e privilegiando magari altre filiere più compiacenti. Sono stato direttore a più dell’Istituto che ora si chiama ISAC , quando aveva altre denominazioni (FISBAT, ISAO). Nel 2000 ci fu un bando per la direzione nazionale dell’ISAC, ho rivinto di nuovo, ho fatto due mandati fino al 2008. Adesso sono associato all’ISAC stesso. Il CNR consente che chi è appassionato alla ricerca resti anche dopo il limite di età, ovviamente senza stipendio. Così posso andare in missione a Conferenze Internazionali, posso dirigere progetti di ricerca, come sto facendo con uno importantissimo in Puglia (Progetto RIVONA). Lì sto facendo un sistema per la sicurezza del volo, sull’aeroporto di Brindisi, con due radar meteorologici, dopo aver vinto un bando per il CNR. Cerco sempre di ottenere il meglio per il Paese, in una situazione che è veramente tragica. C’è questo scollamento tra la ricerca vera – quella di coloro che la sanno fare davvero, rispettati nelle conferenze internazionali, con il consenso dei colleghi mondiali – e un sistema di potere che privilegia certe scelte sbagliate. Dare in pasto alla Bassanini la meteorologia è stata una scelta politica, io non sono mai stato chiamato ad esprimere un parere prima di prendere quella decisione. L’influenza della meteorologia sulla politica è sempre stata pari a zero in Italia, sono sempre stato tenuto ai margini; il viceversa è invece sotto gli occhi di tutti.


Il rapporto tra il cambiamento del clima, la meteorologia, i servizi e i media.

La meteorologia è un argomento di cui possono parlare tutti. Poi c’è la fascia, che io rispetto tantissimo, degli appassionati, delle associazioni. A un certo livello si arriva facilmente, interpretando una mappa meteorologica, sapendo leggere le previsioni. Si fa bella figura con gli amici. La fascia vera di chi ha diritto di parlare è però costituita da coloro che sanno quali sono le equazioni della meteorologia, che sanno cos’è la meteorologia dinamica e quella fisica, sanno quali sono le strade future che stanno prendendo queste discipline. Questi non vengono ascoltati. I miei colleghi, bravissimi, si sono rassegnati, e i discorsi che faccio io con lei non li fanno più, perché tanto sanno che il servizio meteorologico nazionale non arriverà mai, che l’Aeronautica terrà sempre i propri diritti ufficiali di rappresentanza, i servizi regionali si tengono le loro prerogative ben strette. Fra poco sarà dimenticata la Sardegna, come hanno dimenticato Genova, la Versilia, Alessandria, come hanno dimenticato Soverato, Sarno. I miei colleghi bravissimi si sono rassegnati, stanno zitti e buoni, si accontentano di portare i risultati delle ricerche alle conferenze internazionali. Pensi a quanto avvenne a metà degli anni ‘70. Il Ministro Medici, Ministro dell’agricolture a Presidente dell’Accademia Nazionale di Agricoltura, il professor Puppi, che insegnava a Bologna si posero il problema della nuova meteorologia. L’idea era che non ci fosse una separazione tra ricerca e servizio avanzato. Io partecipai al loro tentativo. Fatto questo sforzo, il giorno dopo era diventato il servizio meteorologico dell’Emilia Romagna, con tutte le condizioni politiche connesse, con tutta la separazione del caso e l’dea di una coincidenza fra ricerca e servizio avanzato era sparita. Noi davamo i nostri laureati, loro li assorbivano, ma la comunicazione era scarsissima. E così veniva dato un cattivo esempio a tutti gli altri servizi, Lombardia, Piemonte, Veneto, diventate delle enclave isolate, ciascuna delle quali non può fare il nowcasting avanzato, mentre si verificava una duplicazione enorme.

Io non propongo certo di  mandare a casa dei meteorologi, ma il Nowcasting va fatto in una posizione centralizzata per tutto il Paese o addirittura per tutta l’Europa. Mentre questi servizi attuali potrebbero benissimo essere il tramite verso l’utente. C’è un’ignoranza  grande sulle possibilità della meteorologia per le attività economiche, in agricoltura, nei trasporti. C’è una possibilità per i meteorologi applicati di essere la cinghia di trasmissione dei progressi e  delle previsioni avanzate verso ogni tipo di utenza. E’ inutile che stiano a fare 14 volte le stesse previsioni, non usando magari i modelli elaborati al CNR usato dagli altri paesi ma non dai nostri stessi servizi nazionali. Lo stesso potrebbe valere per la sicurezza del volo, il turismo, per l’alta velocità, i viadotti, i bacini dell’Enel, le nebbie. C’è tutto un coinvolgimento della meteorologia nelle attività produttive del Paese che impressiona, dal punto di vista economico. C’è qualcuno che se ne approfitta, si presenta come impresa sul mercato, però in modo assolutamente inadeguato. Mentre questi servizi regionali duplicano inutilmente attività di previsione.

 

Tornando al tema del clima italiano, si può dire che stiamo diventando un paese tropicale?

Può capitare un ciclone che viene chiamato “Tropical-like”, con una circolazione che fa pensare che ci sia l’”occhio”, ma sono rarissimi, ce n’è uno solo ogni decina  anni. Il cambiamento è sempre dentro le stesse strutture, non è che ci siano degli sconvolgimenti profondi nei fenomeni che possano servire da alibi a chi non fa le cose che deve fare.

Ad esempio tanti allarmi che vengono dati sulla tropicalizzazione dei pesci: spesso sono le navi cisterna che imbarcano acqua nell’Oceano Indiano per dare stabilità, acque che  vengono rilasciate nel Mediterraneo, con i relativi pesci. Dobbiamo stare attenti a queste cose. Bisogna lasciare parlare le persone che le studiano, queste cose. Il cambiamento climatico comporta la ricerca e, mentre vanno molto quei termini anglosassoni di “adaptation” e “remediation”. Lì c’è tutta una serie di interessi, perché bisogna adattarsi ai cambiamenti climatici, bisogna fare una serie di opere, gli economisti ci si mettono in mezzo, ecc. Ma se uno non ha la conoscenza del sistema-clima, non può fare la previsione. La previsione che si può fare ora è solo di scenari possibili, la previsione vera se arriverà entro 40 anni è già tanto. Però bisogna studiarci, seriamente. Non c’è stato un ascolto del settore accademico o degli enti di ricerca adeguato all’urgenza del problema, che avrebbe potuto dare dei  posizioni ai giovani. I miei migliori studenti sono in Inghilterra, Stati Uniti, Germania, e se ne sono andati. Ma non dò solo la colpa alla politica, anche i miei colleghi accademici hanno le loro responsabilità.

 

Pensando alle persone morte in Sardegna, quante vittime possono essere state dovute a mancata prevenzione meteorologica e quante invece alla questione del territorio?

Questa è una risposta che spetta a chi fa il post-analisi dell’evento. Con i dati (pochi) alla mano, a botta fresca, le posso dire che i morti per strada o quelli in case costruite su terreni allagabili potevano essere certamente risparmiati. Io le ho parlato di meteorologia, bisogna considerare l’aspetto dell’ampiezza del bacino idrologico. L’alluvione del Po del 1951 fu un problema molto idrologico e poco meteorologico: si tratta di seguire l’altezza del fiume, l’onda di piena dove va, dove si apre. La meteorologia c’entra, ma nei giorni prima. Più il bacino diventa piccolo, più è suscettibile di un temporale violento e improvviso. E’ questo che bisogna controllare, col Nowcasting, dare l’intensità di precipitazione e controllare la natura e le caratteristiche del bacino. Questa gestione completa del rischio, secondo me, non c’è stata. Ci sono torrenti che fanno prestissimo a gonfiarsi. Poi c’è tutto il resto: le costruzioni sui bordi, i permessi di costruire, li abbiamo visti in televisione a Olbia, basta una piccola rottura d’argine e le abitazioni vanno sotto. Sono tutte cose ovvie che richiamano a responsabilità precise. Si ha diritto di pretendere da un Paese civile che ci sia la catena del rischio alluvione completamente oliata, gestita e presente. Io in Puglia arrivo col primo radar meteorologico funzionante, trent’anni fa c’era il radar di Brindisi, l’Aeronautica li ha dismessi, la Protezione Civile li ha comprati ma non li ha montati. La Calabria che è sempre piena di disastri non ha un radar meteorologico, in Sicilia ce n’è uno della Protezione Civile, attivo da due anni, ma non mi constano ancora dei dati. Nel Lazio c’è il mio Istituto, la sezione di Roma, che ha un radar meteorologico di ricerca e io, quando ero direttore, ho cercato i contatti con il sindaco Veltroni. Quel radar deve fare sorveglianza su Roma, perché dobbiamo cercarne un altro? Non sono mai riuscito a fare un protocollo, una convenzione per la sorveglianza della metropoli. Ed è lì, a Tor Vergata, sul tetto dell’Istituto: un radar avanzatissimo. Ci vuole una consapevolezza di quello che la ricerca può dare in termini di servizio avanzato. Quando succedono queste cose (ndr: l’alluvione in Sardegna) è ora di finirla di dire che sono inevitabili. Non può essere sempre così, quando si può fare altrimenti.


A che punto è quindi il cambiamento climatico, come studi e come interventi?

C’è una sezione del mio Istituto che studia il cambiamento con le stazioni meteorologiche, addirittura risalendo ai primi dell’800. Ci sono i risultati di questo cambiamento che adesso si può quantificare meglio. La strumentazione meteorologica nasce con Torricelli e Galileo, poi ci ha messo il suo tempo per svilupparsi. Il resto, su quanto è avvenuto prima, si trae dai documenti letterari, dagli scritti, dagli anelli degli alberi, dai sedimenti marini e lacustri, e si ricostruisce il passato. Da quando abbiamo strumenti meteorologici in funzione il riscaldamento in Italia è dell’ordine del riscaldamento globale, sette decimi di grado per secolo, con le conseguenze che ho ricordato prima.  Io cerco di tenere l’attenzione sul fatto che il cambiamento è connaturato al clima, che il sistema climatico è ben lontano dall’essere conosciuto al punto di fare una previsione. Abbiamo ricercatori validissimi. Bisognerebbe mandare nei media, oltre ai soliti divulgatori, queste persone che il Paese paga per questo tipo di ricerche, che lavorano Istituti di ricerca a questo deputati.

Questo iato fra servizi e ricerca è pericolosissimo. Siamo costretti come ricerca a lavorare sugli eventi del passato, ma quello che si impara in tempo reale è un’altra cosa, per cui l’efficacia degli studi è limitata.

Riguardo al clima in Italia, basterebbe che ci fosse questo raccordo tra le Autorità civili che danno autorizzazioni e permessi e quello che si sa dalla ricerca meteorologica idrologica e geologica. E’ infatti chiaro che c’è un raccordo con il fenomeno delle frane con le alluvioni  e le precipitazioni. La vulnerabilità geologica è tale per cui ci vuole questo raccordo anche con la meteorologia, ci vuole un rispetto per il territorio, ma tutto parte dal rivolgersi a quella che è la conoscenza scientifica più che aggiornata.


Cosa possiamo fare noi comuni cittadini nel rapporto con la meteorologia?

Intanto bisogna usare quello che viene offerto e soprattutto pretendere una previsione aggiornata con metodi avanzati. Ci sono servizi avanzati che possono essere forniti in agricoltura, turismo, attività produttive. che hanno le stazioni meteorologiche. In agricoltura, per esempio ci sono i due versanti dell’irrigazione e della lotta biologica antiparassitaria.

Bisogna pretendere quello che può venire dato, allora si cambia anche la struttura della previsione.

 

E poi noi come Paese sembriamo sempre essere ad un livello notevole come scienza e studi, e poi pare che le cose si fermino a un certo punto.

L’eccellenza universitaria italiana non è più tanto eccellenza. Quando è stato introdotto il 3+2 è cominciato il declino. Non è tanto vero che i nostri studenti adesso si farebbero onore in tutte le parti del mondo, come succedeva fino a dieci, quindici anni fa. I migliori magari sì. Sento anche da colleghi di diverse Università un po’ di sconforto. Il problema è di moralità generale del Paese. Bisogna far vedere ai giovani che studiare è duro, costa, bisogna impegnarsi.

 

Per concludere, cosa dovremmo fare per sapere che tempo farà in maniera attendibile?

Tutta la previsione efficace è sempre prodotta dall’ECMWF (European Center for Medium-Range Weather Forecasting) che viene poi adattata dai diversi siti dei servizi meteorologici. Sono sempre previsioni attendibili perché basate sui modelli numerici del Centro Europeo. Ma il futuro per specializzare spazialmente e previsioni nelle ore immediatamente successive è del Nowcasting. E’ questo che bisogna realizzare al meglio. Nel frattempo invito a cercare anche i dati radar, e pretendere che siano forniti, cercando di essere esigenti come utenti.
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Dati, numeri, ricerche, studi, lacune, progressi. In questo suo intervento, il professor Prodi evidenzia l’opportunità offerta dalla scienza e dalla ricerca di poter parlare (e soprattutto agire) in ambito meteorologico in maniera sempre più mirata, perché la lacuna con il versante dei servizi ai cittadini sia sempre più colmata. Nell’interesse di tutti.