Un’antica “curiosity”: c’è vita su Marte?
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- Creato Martedì, 07 Agosto 2012 21:28
- Scritto da Dario D'Orta
Il rover Curiosity della Nasa è atterrato regolarmente su Marte lunedì 6 agosto 2012. E’ quindi iniziata la lunga attività di esplorazione del pianeta rosso, alla ricerca di tracce di vita passata o, meglio ancora, attuale. Per approfondire il tema, ho intervistato il dottor Enrico Flamini, coordinatore scientifico dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), che ringrazio sentitamente per la collaborazione.
Dopo l’atterraggio, quali notizie avete dalla Nasa?
La sonda è atterrata, come pianificato. Dai primi test sembra che tutto sia in ordine e che tutto stia funzionando bene.
Qual è il ruolo dell’ASI in questa spedizione?
Non abbiamo un ruolo diretto, non abbiamo dato strumenti, però abbiamo un’antica collaborazione con la Nasa. Uno dei satelliti che gira nell’orbita di Marte, e che sta aiutando Curiosity a trasmettere a terra, porta strumenti italiani. Abbiamo poi un accordo con la Nasa per cui ci scambieremo personale, manderemo nostro personale al JPL (Jet Propulsion Laboratory della Nasa) per poter cominciare a vedere come si guida un rover su Marte, quindi per collaborare e imparare come si fanno le operazioni. Visto che poi c’è un compito italiano nel guidare il rover europeo nel 2018, a quel punto avremo fatto un buon corso di guida.
Quali attività europee sono previste nei prossimi anni?
Nel 2016 l’Europa lancerà un satellite in orbita intorno a Marte, da una sonda fissa che atterrerà su Marte e farà misurazioni scientifiche. Sarà la prima volta che l’Europa atterrerà su un altro pianeta. Nel 2018 ci sarà invece un rover, simile come forma a Curiosity, più piccolo, sarà europeo, avrà strumenti europei, sarà guidato da europei, e avrà una grande novità a bordo, vale a dire una trivella – realizzata in Italia - che perforerà Marte fino a due metri di profondità. Sui primi centimetri di superficie Marte è fortemente battuto dal vento solare, dalle temperature e così via, mentre sotto la superficie ci aspettiamo di trovare qualcosa di interessante.
Cosa pensiamo di trovare su Marte?
Stiamo cercando di vedere se ci sono tracce di vita biologica complessa, ma ci accontenteremmo di trovare dei batteri, cose molto piccole, se ci sono adesso o se ci sono state su Marte. Abbiamo tutta una serie di evidenze sul fatto che Marte ha avuto presenza di acqua in superficie, c’erano fiumi che scorrevano, c’erano laghi. Questo vuol dire anche che la temperatura non era fredda come adesso e, se l’acqua c’è stata un tempo lungo a sufficienza, ci sono state anche le condizioni perché si sia sviluppata la vita. E quella vita magari ancora c’è, in qualche nicchia, nel sottosuolo.
Oltre all’esplorazione e allo studio, si sta pensando anche alla colonizzazione di Marte?
C’è un aspetto di osservazione e studio, perché ovviamente il passo successivo – l’esplorazione umana – e quello successivo ancora – la colonizzazione – devono partire da alcuni presupposti. Dobbiamo vedere di non alterare, se esiste, una vita locale. Non abbiamo il diritto di alterare una vita se già esiste, perlomeno dobbiamo capire che succede. Dobbiamo capire se quella vita è compatibile con noi, ammesso che esista, perché potremmo trovare una vita ostile. Una volta capito questo, si potrà pensare all’esplorazione umana, poi in un futuro più lontano, ma noi non ci saremo, probabilmente si potrà pensare a una colonizzazione, soprattutto se nel frattempo alcune tecnologie, tipo quella di viaggiare velocemente nello spazio, saranno disponibili. Quella di viaggiare velocemente è una necessità, ad oggi c’è qualche idea brillante, ma non si è ancora tradotta in niente di funzionante. Stiamo un po’ come prima dei fratelli Wright. Oggi il viaggio verso Marte dura tra i sei e gli otto mesi, nelle condizioni più favorevoli, cioè quando Marte è più vicino alla Terra. Sarebbe un viaggio in assenza di gravità, e poi bisogna tornare, bisogna portarsi appresso il cibo, l’acqua la troveremmo, però bisogna portarsi il mezzo e il carburante per tornare, e così via.
Quanto è costato Curiosity?
Il costo di Curiosity è stato di circa due miliardi e mezzo di dollari e, come ha detto il direttore del JPL, equivale a sette dollari per ogni americano, in circa dieci anni, quindi 70 centesimi l’anno.
Quali potranno essere le ricadute scientifiche, oltre l’eventuale scoperta della vita?
La scienza sicuramente verrà aiutata, con i satelliti che stiamo pensando per i prossimi anni, perché stiamo cercando di capire chi siamo e da dove veniamo anche come pianeta, come si evolvono i pianeti. Su Marte, ad esempio, vorremmo capire se è più vecchio della Terra nel senso che si è invecchiato più rapidamente della Terra, o se ha seguito un’altra linea di sviluppo. E questo è interessante anche per capire meglio come potrà evolvere la Terra. Poi, come sempre accade in queste sfide tecnologiche enormi, ci sono ricadute possibili su come gestire le risorse per esempio. Non dimentichiamo che lo stesso Curiosity si deve muovere con circa 3-400 Watt a bordo e deve poter fare tutto, quindi significa riuscire a sfruttare l’energia in maniera perfetta, significa riuscire a non disperdere calore. Uno dei problemi principali che abbiamo adesso sulla Terra è di non sprecare energia, utilizzarla al meglio, e sui satelliti e sul rover già si fa, e c’è molto da utilizzare dall’esperienza che abbiamo fatto in questi anni. Poi c’è tutto il software per l’autonomia di movimento, per l’autonomia dell’atterraggio, quindi c’è tanto che è stato fatto e che potrà essere utilizzato anche per applicazioni terrestri, adattandolo opportunamente.
Ci sono altre novità in ballo, oltre Marte?
Collaboriamo fortemente con l’Agenzia Spaziale Europea, di cui siamo soci fondatori e terzo paese contribuente. Abbiamo da poco approvato un programma per l’esplorazione di tre dei satelliti di Giove (quelli scoperti da Galilei). C’è una missione che partirà nel 2020, e ci saranno un bel po’ di strumenti italiani a bordo. Strumenti italiani stanno un po’ dappertutto nel sistema solare, satelliti italiani hanno scoperto cose nuove nel campo dell’astrofisica, ne abbiamo scoperte di tutti i colori, siamo bravi.
La questione dei tagli alla ricerca vi sta toccando?
Ci sta toccando, come tocca a tutti gli enti di ricerca. Cerchiamo di fare il possibile, considerando le esigenze del nostro paese. L’unica cosa che preoccupa è per i giovani: i tagli alla ricerca non riguardano un satellite in più o in meno, ma possono significare non prendere i giovani e quindi non continuare l’opera, perché quando va in pensione chi ci sta ora, dopo chi viene? L’industria italiana è primaria, in Europa, per quanto riguarda lo spazio.
Come è nata l’idea del Codice del Volo di Leonardo trasportato da Curiosity su Marte?
E’ nata durante una trasmissione televisiva quando c’era il direttore del JPL, Charles Elachi, a Torino, che ha visto il Codice di Leonardo, allora ci siamo messi d’accordo con la Nasa e abbiamo potuto far mettere il Codice del Volo su un chip. E’ il primo trattato scientifico del volo, e così Leonardo ha fatto un lungo volo, è atterrato su Marte, forse anche al di là di quello che lui avrebbe potuto sognare.


